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IL SECOLO XIX, MARTEDI' 17 AGOSTO 2004

TENDENZE & MODE In calo i preziosi "veri". Alcuni artigiani del centro storico lanciano nuove linee di monili

Ardesia a ventiquattro carati

Vetro, alluminio e conchiglie per anelli, ciondoli e orecchini
 

Collane, bracciali e bijoux: gli artigiani genovesi sperimentano. Effetto 2004 o meno, giunti ormai a metà di quest'estate i pareri sulle vendite non sono proprio concordanti, ma sulle linee di tendenza regna una sostanziale omogeneità. Pietre dure, semipreziosi e materiali particolari sono gli antidoti ad una crisi che allontana la clientela media da oro, platino e gemme dai costi decisamente più pretenziosi. Meno diamanti, rubini e compagnia bella; via libera invece ad alluminio, vetro e conchiglie. E, perché no, alla nostrana ardesia. Tony Favre, artista valdostano trapiantato a Genova, da due anni utilizza la pietra nera della Val Fontanabuona non solo per quadri e soprammobili, ma anche per confezionare ciondoli e orecchini. «Da quando ho cominciato questa produzione — spiega Favre nel suo negozio, "L'isola", di via Molassana 55 ar — le vendite sono aumentate. La cosa importante è quella di coniugare fantasia e attenzione per il mercato». Magari per quella parte giovane

 

con più voglia di sperimentare nuove idee che soldi nel portafoglio. «Quello che fa il costo, per questi oggetti, è soprattutto la lavorazione. Un'ora, almeno per gli intagli più complessi». Bocca cucita invece sulla materia prima: è una qualità d'ardesia particolare, senza impurità, che consente di creare gioielli minuti ma allo stesso tempo solidi. La cava d'estrazione? Un segreto professionale. Il silenzio scompare invece quando gli si chiede delle vendite: «Esporto in tutt'Italia. Ma il mio settore, in situazioni di crisi — continua Favre — è il primo ad essere tagliato fuori dagli acquisti della gente. Mi aspettavo però maggiore valorizzazione da parte delle istituzioni, in occasione del 2004, con Genova capitale della cultura. Invece nulla: né fiere né esposizioni. In Valle d'Aosta tutto gira diversamente: sono le  amministrazioni, più attente, che ti prendono in bottega e ti organizzano tutto».

Meno critiche le posizioni di chi lavora nel centro storico. Forse aiutati dalla posizione strategica dei propri esercizi, i produttori artigiani non hanno troppo di che lamentarsi. «L'affluenza di turisti è aumentata. Quest'anno vedo arrivare, tanti tedeschi e parecchi francesi», spiega Martina Poggi, titolare di "Magu" in piazza Pollaiuoli. Più stranieri quindi che, se acquistano, si indirizzano soprattutto su «pietre grezze, conchiglie, argento ma soprattutto vetro. Tanto vetro». Altri venti metri nella calura dei vicoli e si arriva da "Sciunnach", in salita Pollaiuoli, dove confermano questa moda: «Vetro e poi alluminio». E il tanto sospirato effetto 2004? «Non è arrivato il turismo di massa, ma va sicuramente meglio rispetto all'anno scorso. Diciamo che si è fatto sentire indirettamente: molti hanno visitato la mostra di Rubens a Palazzo Ducale, e poi sono arrivati qui». «Sono due anni che si vedono più turisti stranieri» ammette Iole Arias, titolare di "Fantasia" in piazza Campetto. «E a dir la verità il vero cambiamento l'ha portato l'acquario — continua — certo, accentra su di sé le presenze e ruba al centro storico parecchi visitatori. Ma è vero anche il discorso contrario. Il 2004 invece non ha avuto lo stesso impatto: più che altro ha spinto noi commercianti ad una maggiore dedizione al lavoro. Per Genova».

Marco Fagandini